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Bibbia

"La Bibbia, l'intera Bibbia e nient'altro che la Bibbia è la religione della chiesa di Cristo".
C. H. Spurgeon

Colossesi 3:13: Quando qualcuno ti fa male (1)

 Colossesi 3:13: Quando qualcuno ti fa male (1) 
Come dobbiamo reagire quando qualcuno ci fa del male? Come dice questo versetto: con la sopportazione e il perdono. 
Nel contesto di questo versetto vediamo che i cristiani, non sono più quello che erano prima, si sono spogliati del vecchio uomo con le sue opere peccaminose, per rivestire quello nuovo che si va rinnovando giorno dopo giorno in conoscenza a immagine di Colui che lo ha creato.
Allora, i dovrebbero sbarazzarsi delle vecchie abitudini peccaminose come si sbarazzerebbero dei vestiti sporchi. 
Dovrebbero indossare nuove buone abitudini come si indosserebbero di vestiti puliti e freschi, quelli di Dio.
Chi è stato salvato da Gesù Cristo, lo dimostra spiritualmente, moralmente ed eticamente.
Crisostomo, importante Padre della Chiesa primitiva, utilizzò un’analogia dell’Arca di Noè per illustrare la trasformazione cristiana: gli animali uscirono dall'Arca immutati (il corvo restò corvo, la volpe restò volpe, l’istrice mantenne i suoi aculei), mentre chi entra in Gesù Cristo, l’arca della salvezza, ne esce completamente trasformato.
Quando una persona è stata salvata veramente da Gesù Cristo, sperimenta una vera trasformazione, una rigenerazione, una nuova vita con un nuovo modo di vedere, con nuovi desideri e nuovi comportamenti caratterizzati da uno stile di vita che Dio desidera.
La vecchia natura in Adamo è caratterizzata dall’orgoglio, dall’egoismo, dai rancori e così via, la nuova natura in Cristo è caratterizata dall’umiltà, dall’amore e dal perdono (Efesini 4:22–24; Colossesi 3:9–10).
Paolo sta parlando a una chiesa, i cui cristiani provengono da diversi contesti religiosi, sociali, razziali, culturali, ma in Cristo sono uno!

Romani 4:18: Credere nel Dio che rende possibile l’impossibile (2)

 Romani 4:18: Credere nel Dio che rende possibile l’impossibile (2)
Nel cammino di fede cristiana, ci troviamo spesso di fronte a situazioni che sembrano umanamente impossibili. 
Momenti in cui la logica, le circostanze e persino la scienza ci dicono che non c’è più speranza. 

È proprio in questi frangenti cruciali che la storia di Abramo illumina il nostro sentiero spirituale con una verità sconvolgente: quando la speranza umana si esaurisce, la speranza divina inizia a manifestarsi.

Nella nostra precedente riflessione, abbiamo esplorato come la fede di Abramo fungesse da telescopio spirituale, capace di rivelare le promesse divine al di là delle limitazioni terrene. 
Abbiamo visto come, di fronte all’impossibilità biologica di generare un figlio alla sua età avanzata e a quella della moglie sterile, Abramo scelse di aggrapparsi non alle evidenze tangibili, ma alla promessa del Dio immutabile di diventare il padre di una moltitudine di nazioni.

Questa fede straordinaria ci insegna a distinguere tra due tipi di speranza: quella umana, limitata dalle circostanze visibili e dalle possibilità naturali, e quella divina, fondata sull’affidabilità e sulla potenza senza limiti di un Dio che trascende ogni vincolo materiale. 
Mentre la prima può esaurirsi, la seconda non conosce confini.

Oggi approfondiremo ulteriormente questa dimensione della speranza divina, quella che opera quando ogni calcolo umano dice: “Impossibile!”. 

Vedremo come questa stessa qualità di speranza sia disponibile per ciascuno di noi oggi, permettendoci di affrontare le nostre sfide apparentemente insormontabili con la certezza che, come per Abramo, Dio è sempre fedele alle Sue promesse.

Salmo 31:24: La risolutezza della speranza

 Salmo 31:24: La risolutezza della speranza
Agostino leggeva spesso il Salmo 31 con cuore e occhi in lacrime, e prima di morire lo fece scrivere sul muro che era di fronte al suo letto di malattia, per rifletterci sopra in modo che penetrasse nella sua anima ed esserne confortato nella sua malattia.
Questo versetto incoraggia coloro che sperano nel Signore a stare saldi e a fortificare il proprio cuore in particolare nei momenti di angoscia e incertezza.
Sperare nel Signore è fondamentale per sopportare i momenti difficili, sottolineando la necessità della fede rispetto alla paura e alla disperazione.
Il salmista, Davide, si trova in difficoltà; dei nemici cercano di ucciderlo, ma lui confida in Dio, riconosce che la sua vita è nelle mani di Dio e non dei suoi nemici.
Chiede a Dio di essere salvato per la Sua benevolenza; riconosce che la bontà di Dio è grande verso coloro che lo temono e confidano in Lui, che li nasconde all’ombra della Sua presenza, li custodisce al riparo della maldicenza. 
Davide, che ha scritto questo salmo, ha sperimentato la benevolenza di Dio, ha sperimentato la Sua protezione ed è per questo che esorta chi gli appartiene ad amarlo, preserva i fedeli, ma giudica con rigore chi agisce con orgoglio. 
A questo punto esorta coloro che sperano nel Signore a stare saldi e a fortificarsi. 
Il Salmo 31 esprime una profonda fiducia in Dio in mezzo al caos e all’angoscia. Davide alterna richieste di aiuto e affermazioni di fede, sottolineando l’affidamento al carattere di Dio e alle azioni passate. 
In definitiva, il salmo trasmette che la propria vita e il proprio futuro sono saldamente nelle mani di Dio, alimentando speranza e forza nelle avversità.
Vediamo da vicino il v.24.
Prima di tutto in questo versetto troviamo:

Romani 4:18: Credere nel Dio che rende possibile l’impossibile (1)

 Romani 4:18: Credere nel Dio che rende possibile l’impossibile (1) 
Oggi riflettiamo su uno dei versetti più potenti della lettera ai Romani, ma anche di tutta la Bibbia, che ci parla della natura stessa della fede che è legata alla speranza. 

Questo versetto è come una fiamma che illumina l’essenza stessa della fede cristiana.

La fede è come un telescopio spirituale che ci permette di vedere ciò che è invisibile agli occhi naturali. 
Quando guardiamo al cielo notturno a occhio nudo, vediamo solo piccoli punti di luce, ma quando usiamo un telescopio potente, improvvisamente galassie intere si rivelano davanti a noi. 

Questo è ciò che accadde ad Abramo: gli occhi della fede videro nazioni intere come sua discendenza in un momento in cui non aveva ancora un figlio insieme alla moglie Sara.

Per apprezzare pienamente la portata di questo versetto, dobbiamo considerare il contesto dell’Antico Testamento e la situazione di Abramo.

Quando Dio chiamò Abramo da Ur dei Caldei, gli promise discendenti numerosi come le stelle (Genesi 15:5) e come la sabbia del mare (Genesi 22:17). 

La promessa di Dio sembrava impossibile poiché Abramo aveva 75 anni quando ricevette la promessa (Genesi 12:4); Sara, sua moglie, era sterile (Genesi 11:30); passarono venticinque anni prima che la promessa si realizzasse con la nascita di Isacco, quando cioè Abramo aveva cent’anni (Genesi 21:5) e la sterile Sara aveva novant’anni (Genesi 17:17).

Molti di noi hanno pregato per qualcosa, ma dopo due, o tre mesi, anche prima, ci siamo scoraggiati perché Dio ancora non aveva risposto alle nostre preghiere.

Pensate ad Abramo ha dovuto attendere venticinque anni affinché la sua promessa venisse esaudita! 

Venticinque lunghi anni di attesa, quando la biologia, la logica, l’esperienza umana, tutto gridava “impossibile!”

Luca 4:16-17: Gesù nella sinagoga di Nazaret

 Luca 4:16-17: Gesù nella sinagoga di Nazaret
Il momento in cui Gesù entra nella sinagoga di Nazaret rappresenta uno dei passaggi più significativi del Suo ministero terreno. 
In questa scena, vediamo il Figlio di Dio tornare nella città dove è cresciuto, partecipare al culto come aveva fatto tante volte prima e rivelare la Sua identità attraverso le antiche parole del profeta Isaia. 
Questo episodio ci offre preziosi insegnamenti sulla fedeltà nel culto comunitario, sull’importanza centrale della Parola di Dio e sul modo in cui la grandezza divina si manifesta nei luoghi più umili. 
La sinagoga di Nazaret diventa il palcoscenico dove l’ordinario si incontra con lo straordinario, dove il familiare si intreccia con il divino.

Cominciamo col vedere:
I IL LUOGO (v.16)
Nel v.16 è scritto: “Si recò a Nazaret, dov'era stato allevato e, com'era solito, entrò in giorno di sabato nella sinagoga”.

Nel luogo prima di tutto vediamo:
A) La città
“Si recò a Nazaret, dov'era stato allevato”.
La città dove andò Gesù dopo la tentazione nel deserto è Nazaret, una città della Galilea, città della madre, la vergine Maria e del padre adottivo, Giuseppe (Luca 1:26-27; 2:4)

A Nazaret Gesù è stato nutrito e accudito (allevato- tethrammenos – perfetto medio participio), finché non è diventato adulto, quindi è il posto dov’è cresciuto ci dice Luca in questo versetto, ma com’è scritto altrove (Matteo 2:23; Luca 2:39,51-52).

Luca dichiara diverse volte che Gesù è cittadino di Nazaret (Luca 1:26; 2:4,39,51; Atti 10:38).

La gente di Nazaret conosceva Gesù, lo avevano visto crescere fisicamente e spiritualmente (Luca 2:52), molti di loro avevano giocato con Lui per le strade, altri lo conoscevano come falegname, infatti come il padre Giuseppe, era un falegname (Matteo 13:55; Marco 6:3).

Questo mestiere era comune in una comunità rurale, dove la produzione di strumenti e arredi per la casa era fondamentale; Gesù stesso, crescendo, ha imparato questo mestiere.

Ma a quel tempo non aveva ancora compiuto miracoli né proclamato apertamente la Sua messianicità. 

Per questo motivo, dopo aver sentito parlare della sua crescente fama (cfr. per esempio Luca 4:14), i cittadini di Nazaret, erano curiosi di vederlo di nuovo personalmente e di ascoltarlo. 

Oggi, a causa dell'identificazione di Gesù Cristo con la città, è un nome ben noto ai nostri giorni, meta di pellegrinaggio mondiale, o turismo religioso. 

A Nazaret, sono stati costruiti numerosi santuari e chiese, tra cui la Basilica dell'Annunciazione, che ricorda il luogo dove l’angelo Gabriele annunciò a Maria che avrebbe concepito Gesù.

Ma se Cristo non avesse vissuto a Nazaret per quasi trent’anni, la città sarebbe probabilmente sconosciuta oggi e non sarebbe altro che una nota molto insignificante nella storia, nella migliore delle ipotesi.

Luca 4:14-15: Dalla Galilea al mondo, il viaggio che illumina le vite

 Luca 4:14-15: Dalla Galilea al mondo, il viaggio che illumina le vite
In un angolo remoto dell’Impero Romano, in una regione spesso disprezzata e considerata marginale, un giovane Ebreo iniziò un viaggio che avrebbe cambiato il corso della storia. 
Gesù, il Figlio di Dio, scelse la Galilea come palcoscenico per il Suo ministero.
 
Immaginate un faro che illumina una costa buia e tempestosa, così fece Gesù, portando la luce della speranza e della verità in Galilea e zone limitrofe, immerse nelle tenebre.

Perché proprio lì? E qual è stato l'impatto del Suo insegnamento? 

In questo messaggio, esploreremo il significato profondo del ritorno di Gesù in Galilea e come il Suo insegnamento continua a risuonare nelle nostre vite oggi.

I IL RITORNO (v.14) 
Nel v.14 leggiamo:“Se ne tornò in Galilea”.

Ci aspetteremmo che un ministero messianico iniziasse a Gerusalemme, il centro dell’autorità e del potere religioso, ma l’opera di Gesù iniziò in un luogo disprezzato come la Galilea (Luca 23:5; Atti 10:37; 13:31), da coloro che erano influenti (cfr. per esempio Giovanni 1:46; 7:52). 

Ed è proprio in Galilea che Gesù istruirà gli apostoli riguardo alla loro futura missione (Matteo 28:16-20) in un mondo tenebroso dovuto al peccato e al principe di questo mondo il diavolo (cfr. per esempio Giovanni 16:11), che tiene soggiogati a sé coloro che sono nel suo regno, cioè coloro che non fanno parte del regno di Dio (cfr. per esempio Atti 26:18; Colossesi 1:13-14; Ebrei 2:14-15).

Luca 4:14: Il ruolo dello Spirito Santo nella missione di Gesù

 Luca 4:14: Il ruolo dello Spirito Santo nella missione di Gesù
Nel 1979, l'ingegnere aeronautico Paul B. MacCready, con la sua squadra, costruì il Gossamer Albatross, un velivolo ultraleggero progettato specificamente per essere pilotato esclusivamente con la forza muscolare del pilota. 
Questo straordinario mezzo, il 12 giugno 1979, riuscì nell’impresa di attraversare il canale della Manica, vincendo il secondo Premio Kremer.
Decollato dall’Inghilterra, volò per tre ore, raramente a più di quattro metri e mezzo sopra l’acqua. Infine, dopo aver percorso quasi 36 chilometri, atterrò esausto sulla costa della Francia. 
Per quanto drammatico fosse, il volo a propulsione umana non sarà mai pratico. Un uomo semplicemente non può mantenere la produzione di energia necessaria per voli prolungati. 
Allo stesso modo, nessuno può vivere la vita cristiana e servire il Signore efficacemente “pedalando” con le proprie forze. 
È solo attraverso il potere abilitante dello Spirito Santo che possiamo vivere la vita cristiana come vuole Dio e servirlo efficacemente come ha fatto Gesù leggendo Luca 4:14.

Quindi, mentre esploriamo questo, dobbiamo tener presente che non stiamo semplicemente studiando una dottrina teologica, ma dobbiamo aprire il nostro cuore alla stessa potenza divina che ha reso straordinario il ministero di Gesù, pronti a essere trasformati e utilizzati per il Regno di Dio.

Dopo che il diavolo finì senza successo ogni tentazione (Luca 4:13), ecco che Gesù nella potenza dello Spirito (Santo) se ne tornò in Galilea.

Cominciamo allora a vedere:

Lamentazioni 3:25: Luce nell’oscurità

 Lamentazioni 3:25: Luce nell’oscurità
Il libro delle Lamentazioni, scritto dal profeta Geremia, è un grido di dolore, un lamento straziante per la devastazione e la distruzione di Gerusalemme caduta nel 586 a.C. per mano Babilonese.
Ma nel bel mezzo di questa oscurità, di questo lamento di sofferenza e disperazione umana, un raggio di speranza emerge nel capitolo 3, e quindi anche nel v.25 dove troviamo scritto che il Signore è buono, una verità fondamentale che illumina il nostro cammino spirituale; una luce di speranza in mezzo all’oscurità per coloro che sperano nel Signore e lo cercano.
Mediteremo su queste due verità: la bontà del Signore e i beneficiari della Sua bontà.
Cominciamo con la prima verità:
I LA BONTÀ DEL SIGNORE 
“Il SIGNORE è buono”. 
Gesù ha dichiarato che Dio è l’unico buono (Matteo 19:17; Marco 10:18; Luca 18:19); è una verità fondamentale lodata nei salmi (Salmo 25:8; 34:8; 86:5; 100:5; 118:1; 136:1; 145:9).
La bontà di Dio è una qualità intrinseca ed essenziale della Sua natura, che non dipende da fonti esterne, ma è radicata in Lui stesso; è perfetta così com’è, non peggiora, o migliora, è immutabile, eterna e infinita, incapace di malvagità.
È un tesoro inesauribile che riempie ogni cosa in ogni momento e in ogni luogo, e ne siamo rivestiti e avvolti come ci ricorda Giuliana di Norwich: “Così come il corpo indossa abiti e la carne pelle, e le ossa carne, e il cuore petto, così noi, anima e corpo siamo rivestiti e avvolti nella bontà di Dio”.

Matteo 13:44: Serendipity - La scoperta e il valore del regno dei cieli

 Matteo 13:44: Serendipity 
La scoperta e il valore del regno dei cieli
La serendipità è la capacità di fare scoperte fortunate, o piacevoli per caso. 
Il termine deriva dal nome del paese immaginario di Serendip, che compare nel racconto persiano "I tre principi di Serendip".

Nel 1754, lo scrittore inglese Horace Walpole coniò il termine "serendipity" per descrivere la sua abilità nel fare scoperte fortuite. 
Da allora, la parola è entrata a far parte di diverse lingue, inclusa l'italiano.
La serendipità può verificarsi in qualsiasi ambito della vita, dalla scienza all'arte alla vita quotidiana. 
Ecco alcuni esempi di serendipità:
Per esempio, la scoperta accidentale della penicillina da parte di Alexander Fleming nel 1928.
O la scoperta dei raggi X da parte di Wilhelm Röntgen nel 1895.
O l'invenzione del microonde, avvenuta per caso quando un'apparecchiatura radar fece sciogliere una barretta di cioccolato.
O un musicista che sta improvvisando al pianoforte compone una nuova melodia.
O una persona che si perde in una città trova un nuovo ristorante fantastico.

Alla serendipty oltre alla scoperta accidentale, sono associate altre cose, come per esempio la curiosità, lo spirito di osservazione, una mente aperta, ma anche lo stupore, la gioia.

Oggi vi voglio parlare della serendipity del tesoro nascosto e ritrovato.

Le parabole del tesoro nascosto e della perla del gran valore sono molto simili tra loro sia nella struttura che nel significato, considerò in particolare la parabola del tesoro nascosto. 

Il senso è che il regno di Dio è così prezioso che vale la pena sacrificare ogni cosa pur di averlo.

Giosuè 1:7: La via della conquista

 Giosuè 1:7: La via della conquista
Come possiamo essere vittoriosi nella vita cristiana? 
Come possiamo affrontare le sfide con successo?
Per Giosuè quale era la via per la conquista di Canaan?

Risponderemo a queste domande meditando Giosuè 1:7 che dice: “Solo sii molto forte e coraggioso; abbi cura di mettere in pratica tutta la legge che Mosè, mio servo, ti ha data; non te ne sviare né a destra né a sinistra, affinché tu prosperi dovunque andrai”.

Quando Israele invase Canaan intorno al 1400 a.C., la terra era popolata da diverse popolazioni organizzate in città-stato relativamente piccole, ma protette da mura massicce. 

Queste popolazioni erano abituate alla guerra, erano ben organizzate e alcune avevano anche i carri da combattimento, i carri armati del mondo antico. 

Sebbene le città-stato fossero indipendenti, e spesso erano in guerra l'una contro l'altra, ma si unirono per resistere al loro comune nemico: gl’Israeliti. 
Ed è per questo che il Signore incoraggia Giosuè, il successore di Mosè. 

Giosuè aveva già guidato l’esercito d’Israele sotto Mosè (Esodo 17:9-13), era una delle spie inviate da Mosè a perlustrare Canaan, quarant’anni prima (Numeri 13). 

Il Signore incoraggiò Giosuè promettendogli che avrebbe conquistato ogni luogo su cui avrebbero posato i piedi; gli assicurò che nessuno gli avrebbe potuto resistere, perché sarebbe stato con lui come era stato con Mosè (vv. 1-6).

Queste parole devono aver portato grande sicurezza e motivazioni: sapere che Dio era con loro, ha dato a Giosuè e agl’Israeliti il coraggio di cui avevano bisogno per andare avanti a conquistare la terra promessa. 

Ma la cosa che doveva fare Giosuè per prosperare, era di essere molto forte e coraggioso, avere cura di mettere in pratica tutta la legge di Mosè, cioè l’insegnamento di Dio, senza sviarsene né a destra e né a sinistra.

Questo ci dice che Giosuè, e quindi tutti i credenti, devono obbedire scrupolosamente alla Parola Dio per essere vittoriosi nella vita.

Quindi colpisce il fatto che le istruzioni di Dio a Giosuè non riguardino questioni militari per conquistare Canaan, ma le chiavi del suo successo erano spirituali, legate al grado della sua obbedienza a Dio. 

In questo versetto vediamo quattro aspetti: il comando, la cura, la costanza, il conseguimento.

La legge di Sturgeon

 La legge di Sturgeon
Immagina di andare al mercato per comprare delle mele, ti fermi in una bancarella e vedi che il 90% delle mele sono da buttare, ma una parte sono belle a vedersi e in buone condizioni, questa si può considerare la Legge di Sturgeon.
 
E ancora, immagina di entrare in una libreria specializzata in fantascienza. 
Gli scaffali sono stracolmi di romanzi, ma la maggior parte ti sembra banale, con trame prevedibili e personaggi stereotipati. 
Sei sconfortato, pensando che la fantascienza sia solo un genere pieno di cliché.
Ma ecco la svolta: tra tutti quei libri, ne trovi uno che ti cattura completamente. Una storia originale, personaggi complessi e un mondo fantastico che ti lascia a bocca aperta. 
Questo libro è la perla rara, quella che dimostra che anche nel 90% di spazzatura si nascondono capolavori.
Anche questo esempio illustra perfettamente la Legge di Sturgeon: sì, la maggior parte della fantascienza può essere considerata di bassa qualità, ma questo non significa che non esistano opere eccezionali. 
Lo stesso vale per qualsiasi altro genere artistico, o campo del sapere.

Avrai visto sicuramente tanti video, forse migliaia su internet dalla ricetta della nonna al tutorial di bricolage più bizzarro. 
La maggior parte di questi contenuti diciamo il 90% è facilmente dimenticabile, li trovi spazzatura, ma ogni tanto ti sei imbattuto in un video che ti ha fatto ridere a crepapelle, o che ti ha commosso, o ti ha aperto gli occhi su un nuovo argomento; anche questo può essere considerata la Legge di Sturgeon.

La Legge di Sturgeon, o Rivelazione di Sturgeon, è un aforisma coniato dallo scrittore di fantascienza americano Theodore Sturgeon. 
La legge afferma che "il novanta percento di tutto è spazzatura". 
Sturgeon ha formulato questa osservazione in risposta alle critiche che spesso venivano mosse alla fantascienza, sostenendo che la maggior parte delle opere in qualsiasi campo, non solo nella fantascienza, è di bassa qualità.

Quindi questa legge è spesso applicata alla critica letteraria, in particolare nel campo della fantascienza, ma può essere estesa a molti altri ambiti. 

Essenzialmente, suggerisce che la maggior parte della produzione in qualsiasi campo tende ad essere di qualità mediocre, o scarsa, mentre solo una piccola percentuale raggiunge livelli di eccellenza.

Ora 1 Tessalonicesi 5:21 offre una metodologia per applicare la legge di Sturgeon in modo costruttivo.

La legge di Murphy

 La legge di Murphy
Oggi vi voglio parlare della legge di Murphy.
Certamente avete sentito parlare di questa legge.
La legge di Murphy dice: “Quando tutto può andare storto, lo farà”; oppure “se qualcosa può andar male andrà male”.

Questa legge prende il nome da Edward Aloysius Murphy, un ingegnere militare che lavorava su esperimenti con razzi per l’USAF nel 1949. Durante uno di questi esperimenti, Murphy notò che i sensori erano stati montati tutti nel modo sbagliato e pronunciò la frase che sarebbe diventata celebre.

Viene spesso citata in contesti di ingegneria, progettazione e gestione del rischio per sottolineare l'importanza di considerare tutti i possibili scenari negativi.

La Legge di Murphy è stata poi resa popolare da Arthur Bloch, che ha raccolto una serie di frasi umoristiche e sarcastiche nel suo libro "La legge di Murphy". Queste frasi descrivono situazioni frustranti e quotidiane in cui molti possono riconoscersi, spesso presentate in forma statistico-matematica per dare loro una parvenza di scientificità.

In poche parole, la Legge di Murphy è una regola non scritta che afferma che, se qualcosa può andare male, lo farà, e spesso nel modo più sfortunato possibile.

Perché la legge di Murphy è così popolare?

Ecclesiaste 1:16-18: Oltre l’intelletto!

 Ecclesiaste 1:16-18: Oltre l’intelletto!
Quanti di voi si sono mai sentiti persi in un labirinto di domande esistenziali, cercando risposte che sembrano sempre sfuggirvi?
Bill Watterson è un famoso fumettista americano, noto soprattutto per aver creato la striscia a fumetti Calvin & Hobbes.
La serie è stata pubblicata sui quotidiani statunitensi dal 1985 al 1995 e racconta le avventure di un giovane ragazzo, Calvin, e della sua tigre di peluche, Hobbes, che si anima solo quando Calvin è presente.
In uno dei classici fumetti di Bill Watterson, il curioso ragazzo Calvin chiede a Hobbes, la sua tigre di peluche che prende vita nella sua immaginazione: "Perché credi che siamo qui?" Sono entrambi seduti a terra, appoggiati a un grande albero. 
Hobbes risponde: "Perché siamo venuti qui". "No, no", ribatte Calvin; "Intendo qui sulla terra". 
Hobbes risponde: "Perché la terra può sostenere la vita". 
"No, voglio dire, perché siamo da qualche parte? Perché esistiamo?" 
Ancora una volta, Hobbes commenta: "Perché siamo nati". 
Frustrato, Calvin si sposta dall'altra parte dell'albero, abbassa la testa e dice: "Lascia perdere". 
Hobbes conclude: "Lo farò, grazie".
Come Calvin, molte persone rimangono frustrate perché non hanno una risposta alle loro domande esistenziali che li soddisfi.
La maggior parte delle persone in qualche modo si è chiesta, o si sta chiedendo domande della serie: “Qual è il senso della vita?”, oppure “Qual è il significato della vita?”, o ancora: “Possiamo essere felici? Dove possiamo trovare la felicità?’”.
Ed è quello che si chiedeva Salomone da un punto di vista umano, senza pensare a Dio, quindi da una prospettiva terrena.
Nelle ultime due predicazioni abbiamo visto che Salomone ha detto che si applicato devotamente nella ricerca di tutto ciò che si fa sotto il cielo, ed è arrivato alla conclusione che tutto è vanità, un correre dietro al vento.
Nei vv.16-18, Salomone ci fa capire i limiti dell’intelletto.

Ecclesiaste 1:14-15: La conclusione

 Ecclesiaste 1:14-15: La conclusione
La musicista statunitense Paula Cole lamenta la sua perdita di fede: “Da bambina sentivo quello che chiamiamo Dio, quello spirito, quell'energia. Poi la società ti ha educato e io ho razionalizzato l'idea che non esistesse. Mi ha reso profondamente infelice il fatto che non ci fosse un significato, una logica, un'unità di tutta la vita”, ed è quello che pensava anche Salomone.
L’applicazione devota di Salomone a cercare a investigare ciò che si fa sotto il cielo l’ha portato alla conclusione che leggiamo nei vv.14-15: “Io ho visto tutto ciò che si fa sotto il sole: ed ecco tutto è vanità, è un correre dietro al vento. Ciò che è storto non può essere raddrizzato, ciò che manca non può essere contato”.
Dunque, la conclusione della ricerca dell’ecclesiaste è: tutto ciò che si fa sotto il sole non porta a nulla!
Prima di tutto vediamo:

Ecclesiaste 1:12-13: Alla ricerca del senso della vita

 Ecclesiaste 1:12-13: Alla ricerca del senso della vita
Il 14 marzo 2004, Daniel Tammet ha battuto il record europeo per la recitazione di π (pi) a memoria. Il “pi” greco è la costante matematica che è il rapporto tra la circonferenza di un cerchio e il suo diametro. Per cinque ore e nove minuti, recitò 22.514 cifre (3,14 e il resto) senza errori.
Tammet "soffre" (se questa è la frase appropriata) della sindrome di Asperger. Questa condizione gli permette di essere straordinario in attività come memorizzare i numeri e imparare le lingue. Ha imparato l'islandese in una settimana! Tale brillantezza, tuttavia, ha i suoi svantaggi. Nel suo libro di memorie (Born on a Blue Day: Inside the Extraordinary Mind of an Autistic Savant) scrive: “Ricordo ancora vividamente l'esperienza che ho avuto da adolescente sdraiato sul pavimento della mia stanza a fissare il soffitto. Stavo cercando di immaginare l'universo nella mia testa, di avere una comprensione concreta di cosa fosse ‘tutto’. Nella mia mente ho viaggiato fino ai confini dell'esistenza e li ho guardati, chiedendomi cosa avrei trovato. In quell'istante mi sentii davvero male e sentii il cuore battere forte dentro di me, perché per la prima volta mi ero reso conto che il pensiero e la logica avevano dei limiti e potevano portare una persona solo fino a un certo punto. Questa consapevolezza mi ha spaventato e mi ci è voluto molto tempo per venire a patti con essa”.
Anche la più grande mente umana ha i suoi limiti!
Non so se l’Ecclesiaste fosse sdraiato sul pavimento, o sotto un albero, o sul balcone a contemplare le stelle, ma in Ecclesiaste 1:12-18, assistiamo alla sua frustrazione per la spaventosa consapevolezza dei limiti della saggezza umana.
Nei vv.1-11 aveva scritto della vanità della fatica sotto il sole, non c’è nessun profitto. 
Facendo l’esempio del ritmo incessante del creato (vv.4-11), cioè del corso infinito delle generazioni umane (v. 4), dei i cicli del sole (v. 5), del giro continuo del vento (v.6) e i corsi d'acqua (v.7), l’ecclesiaste parla di movimenti costanti senza risultati, o cambiamenti.
Questi cicli rispecchiano l'incapacità dell'umanità di raggiungere qualcosa che sia in definitiva nuovo, duraturo, o soddisfacente (vv. 8–11).
L’ecclesiaste è un re d’Israele a Gerusalemme come vediamo nel v.12, ed è molto probabile, come visto in una precedente predicazione sia il re Salomone, figlio di Davide (cfr. per esempio 1 Samuele 23:17; 2 Samuele 5:2-5, 11, 17; 1 Re 1:34; 3:28).
Salomone nella sua ricerca, da un punto di vista umano, cerca di capire il senso, o il significato della vita.
Possiamo dire che rappresenti tutti coloro che cercano di trovare il senso della vita senza Dio.
Ci concentreremo sul v. 13, è il tema è l’applicazione.

Matteo 10:7: La missione dei dodici discepoli

 Matteo 10:7: La missione dei dodici discepoli
  “Andando, predicate e dite: ‘Il regno dei cieli è vicino ’".
Immagina di trovare una bottiglia sulla spiaggia, certamente eccitato e curioso la apriresti per leggerne il contenuto.

Ho letto di un uomo che colleziona messaggi in bottiglia.
Pensate dal 2005 a oggi quest’uomo raccoglie bottiglie con messaggi lungo le spiagge del Gargano, complici le correnti che fanno sì che qualsiasi oggetto, comprese anche le bottiglie, convogliano su questo tratto di spiagge dell’Adriatico.
Quest’uomo portava il cane a farlo sfogare in spiaggia con lunghe passeggiate e da quando trovò una bottiglia con all’interno un messaggio iniziò la sua passione nel cercarle e raccoglierne altre; da allora ne ha trovate circa 900, che ha fotografato e catalogato, infatti sono messaggi di vario genere: di amore, di speranza, di richiesta di aiuto.

Ora, pensate, noi cristiani, siamo chiamati alla missione di portare il messaggio di Gesù Cristo, ma a differenza dei messaggi in bottiglia che raccoglie quest’uomo, abbiamo un messaggio unico più importante perché dall’accettare questo messaggio con fede e ravvedimento, dipende il nostro destino eterno. 

Non cerchiamo messaggi casuali portati dal mare, ma abbiamo un unico, prezioso messaggio da condividere con il mondo: il Vangelo del regno dei cieli come rivelato nella Bibbia.

Salmo 90:12: Un cuore saggio per un tempo breve

 Salmo 90:12: Un cuore saggio per un tempo breve 
“Insegnaci dunque a contare bene i nostri giorni, per acquistare un cuore saggio”.
Nell’epistola di Giacomo (Giacomo 4:14), ci viene ricordato che le nostre vite non sono altro che un vapore, possiamo dire come quello che sale da una tazza di caffè, che appare per qualche minuto e poi svanisce.
Anche in questo salmo troviamo immagini molto evocative riguardo la vita, al v.6 la vita è paragonata a quella dell’erba che fiorisce e verdeggia la mattina, ma poi la sera quando è falciata inaridisce (v.6).
Al v. 9 viene usata l’immagine che i nostri anni sono come un soffio.
Queste immagini servono come un potente promemoria per farci capire che la vita è fugace!
Il Salmo 90 è una riflessione sulla mortalità umana e sulla brevità della vita in contrasto con l’eternità di Dio, oltre alla tranquilla fiducia in Dio che è la salda speranza dei giusti. 
Ho pensato a questo passo di questo salmo in questo primo giorno dell’anno, per riflettere su come abbiamo vissuto l’anno appena passato e riflettere su come vogliamo vivere quello che è appena iniziato.
Mosè, l’autore di questo salmo, stava riflettendo ai suoi giorni e a quelli del suo popolo e a come avrebbe dovuto viverli, e così pregò per un aiuto divino a questo proposito. 
Questo salmo è una lettura tradizionale ai funerali, quindi viene ascoltato regolarmente in un'occasione in cui le menti sono particolarmente aperte e sensibili davanti alla morte di chi conosciamo.
Ma è una buona preghiera da fare sempre, specialmente il primo giorno dell'anno.
Questo versetto in particolare: "Insegnaci dunque a contare i nostri giorni, per acquistare un cuore saggio," ci invita a riflettere sulla nostra mortalità e sull'importanza di vivere con saggezza.
Nel v.12 vediamo tre aspetti: l’insegnante, l’insegnamento, l’intenzione.
Partiamo nel considerare:

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