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Bibbia

"La Bibbia, l'intera Bibbia e nient'altro che la Bibbia è la religione della chiesa di Cristo".
C. H. Spurgeon

Salmo 31:24: La risolutezza della speranza

 Salmo 31:24: La risolutezza della speranza
Agostino leggeva spesso il Salmo 31 con cuore e occhi in lacrime, e prima di morire lo fece scrivere sul muro che era di fronte al suo letto di malattia, per rifletterci sopra in modo che penetrasse nella sua anima ed esserne confortato nella sua malattia.
Questo versetto incoraggia coloro che sperano nel Signore a stare saldi e a fortificare il proprio cuore in particolare nei momenti di angoscia e incertezza.
Sperare nel Signore è fondamentale per sopportare i momenti difficili, sottolineando la necessità della fede rispetto alla paura e alla disperazione.
Il salmista, Davide, si trova in difficoltà; dei nemici cercano di ucciderlo, ma lui confida in Dio, riconosce che la sua vita è nelle mani di Dio e non dei suoi nemici.
Chiede a Dio di essere salvato per la Sua benevolenza; riconosce che la bontà di Dio è grande verso coloro che lo temono e confidano in Lui, che li nasconde all’ombra della Sua presenza, li custodisce al riparo della maldicenza. 
Davide, che ha scritto questo salmo, ha sperimentato la benevolenza di Dio, ha sperimentato la Sua protezione ed è per questo che esorta chi gli appartiene ad amarlo, preserva i fedeli, ma giudica con rigore chi agisce con orgoglio. 
A questo punto esorta coloro che sperano nel Signore a stare saldi e a fortificarsi. 
Il Salmo 31 esprime una profonda fiducia in Dio in mezzo al caos e all’angoscia. Davide alterna richieste di aiuto e affermazioni di fede, sottolineando l’affidamento al carattere di Dio e alle azioni passate. 
In definitiva, il salmo trasmette che la propria vita e il proprio futuro sono saldamente nelle mani di Dio, alimentando speranza e forza nelle avversità.
Vediamo da vicino il v.24.
Prima di tutto in questo versetto troviamo:
I LA DETERMINAZIONE 
“Siate saldi”.
Il Salmo 31:24, ci fa capire che la risolutezza del credente, non è qualcosa che ha automaticamente in sé, ma è il risultato di una scelta consapevole. 
“Siate saldi” (ḥizqû – qal attivo imperativo) può avere il senso di determinazione (cfr. per esempio Giosuè 1:6); come tradotto qui anche di stare saldo, cioè, essere fissato con forza a un altro oggetto (cfr. Per esempio 2 Samuele 18:9).
“Siate saldi”, è un’esortazione a non vacillare, a non lasciarsi sopraffare dalla paura o dallo sconforto, a rimanere fermi nella convinzione che Dio è presente e operante.
Sottolinea l’importanza della fermezza e della costanza nella fede, quindi della determinazione, che non è attesa passiva, ma una forte azione spirituale che sfida l’impossibile con la certezza della presenza divina.
“Siate saldi” significa mantenere la propria fede e fiducia in Dio (cfr. per esempio 1 Corinzi 16:13), anche quando le circostanze sono avverse, quando il buio avvolge la nostra anima.
Immagina un faro solitario, eretto su una scogliera battuta dalle onde furiose di una tempesta. 
Le tenebre avvolgono il mare, e le onde si infrangono con violenza contro la roccia. Nonostante la furia degli elementi, il faro rimane saldo, la sua luce fissa e costante. Ogni lampo è un messaggio di speranza per i naviganti smarriti, un punto di riferimento nella notte oscura.
Questo faro rappresenta la determinazione del credente. 
Anche quando le tempeste della vita si abbattono con forza, la fede in Dio è come la luce del faro, che guida e protegge. 
La determinazione è la roccia su cui il faro è costruito, la forza che gli permette di resistere alle avversità.
Un esempio di determinazione e perseveranza è George Müller vissuto nel XIX secolo, è noto per la sua incrollabile fede nella preghiera e per la sua opera di beneficenza. Müller si prese cura di migliaia di orfani, costruendo orfanotrofi senza mai chiedere finanziamenti, ma confidando esclusivamente nella provvidenza divina.
Innumerevoli volte, Müller e i suoi orfani si trovarono di fronte a difficoltà apparentemente insormontabili: mancanza di cibo, problemi finanziari, malattie. Ma Müller non vacillò mai nella sua fede. Raccontava spesso di come, in momenti di estrema necessità, Dio avesse provveduto miracolosamente, portando cibo, denaro o guarigione.
Perché Davide esorta la comunità a stare saldi?
L’esortazione a stare saldi nasce dalla profonda comprensione personale di Davide dalla sua esperienza. 
Nella sua esperienza Davide capì che:
A) La fede nel Signore comporta inevitabilmente stagioni di prova e difficoltà
Il Signore non ha promesso un percorso privo di sofferenza, avversità, sfide, la fede può essere messa alla prova in questi momenti; ecco perché dobbiamo rimanere saldi nella fede nel Signore.
Davide esorta a stare saldi perché comprende profondamente la natura del cammino spirituale e le sfide che lo caratterizzano. 
Il Salmo 31 stesso rivela una traiettoria emotiva e spirituale che passa attraverso intense difficoltà come vediamo in questo salmo, Davide ha sperimentato l’angoscia profonda (vv. 9-10), il tradimento e l’isolamento sociale (vv.11-13), e la sensazione di essere dimenticato da Dio (v.22). 
La sua esortazione finale nasce dalla consapevolezza che il cammino di fede attraversa inevitabilmente valli oscure, e che è precisamente in questi momenti che la fermezza spirituale diventa essenziale. 
La vera determinazione spirituale nasce nelle valli oscure, dove la sofferenza tempra lo spirito e la fedeltà di Dio si rivela più potente del dubbio.
Davide può esortare alla fermezza con autenticità perché ha attraversato la valle oscura e ha sperimentato la fedeltà di Dio in essa. 
Non offre una spiritualità superficiale che ignora la sofferenza, ma una resilienza spirituale temprata nell’esperienza dell'angoscia e della fedeltà divina che persiste anche quando sembra assente.
Una delle metafore più potenti sul rimanere saldi nella fede viene dalla natura del bambù giapponese. Questo straordinario albero ha una caratteristica unica nel regno vegetale che offre una profonda lezione spirituale.
Quando i contadini piantano il seme del bambù giapponese, nei primi cinque anni non vedono assolutamente nulla emergere dal terreno. Eppure, durante questo apparente periodo di inattività, sotto il suolo avviene qualcosa di straordinario: l'albero sta sviluppando un sistema di radici estremamente complesso e profondo. Solo dopo questi cinque anni di paziente attesa, il bambù finalmente emerge dal terreno e può crescere fino a 30 metri in sole sei settimane!
Questa è la natura della vera fermezza spirituale. 
Nei periodi in cui sembra che nulla stia accadendo, quando le preghiere sembrano inascoltate e il cielo appare di bronzo, è proprio allora che Dio sta lavorando nel profondo del nostro essere, sviluppando radici di fede che ci permetteranno di resistere alle tempeste future e di crescere con straordinaria rapidità quando verrà il momento giusto.
Il secondo motivo per cui Davide fa quest’esortazione è perché:
B) La fede nel Signore richiede perseveranza
La fede non è un’esperienza momentanea, una volta è per tutte, non è un evento isolato, ma un cammino continuativo, che affronta ripetute sfide e periodi di prova come ho già detto. 
Sempre Charles Spurgeon diceva: “La fede che non persevera non è una fede genuina. La vera fede è come un muscolo: più viene esercitata, più diventa forte”.
La fede autentica è un cammino di crescita continua, segnato da prove e vittorie.
Il salmista comprende che la comunità dei credenti ha bisogno di ricordare questa verità, specialmente nei momenti in cui la tentazione di abbandonare la fede si fa più forte.
Infine:
C) La fede nel Signore porta con sé una vulnerabilità particolare
Paradossalmente, chi pone la propria fiducia nel Signore può trovarsi più esposto a dubbi e scoraggiamenti quando le circostanze sembrano contraddire questa fiducia. 
Preghiamo, ci affidiamo al Signore e le cose non cambiano, anzi a volte peggiorano.
Davide, avendo vissuto personalmente questo paradosso, incoraggia la comunità a mantenere la fermezza proprio quando le circostanze inviterebbero all’abbandono della speranza.
La fermezza nella fede non dipende dalle circostanze favorevoli, ma dalla speranza in Dio e quindi dal conoscerlo e dal credere a quello che è, e che realizza ciò che ha promesso!
Quando le circostanze contraddicono la tua fiducia, è allora che la determinazione diventa il tuo più grande atto di fede.
La fermezza di Davide non è rigidità, o fatalismo, ma una resilienza spirituale che mantiene la fiducia in Dio anche quando i sentimenti e le circostanze suggerirebbero il contrario.
L’imperativo attivo “siate saldi” sottolinea un’azione volontaria e decisa che il salmista invita a compiere. 
Non si tratta di un’attesa passiva, ma di un impegno attivo a mantenere la fede.
Non è una constatazione, ma un invito all’azione spirituale.
Come possiamo la determinazione?
Crea un diario spirituale dove ogni giorno annoti un momento in cui hai scelto di rimanere saldo nonostante le circostanze. 
Questo ti aiuterà a vedere come Dio è stato fedele nella tua vita, proprio come Davide poteva guardare indietro alla sua esperienza. 
Identifica i tuoi ancoraggi spirituali e fissali nella tua mente
Questi possono essere versetti biblici, promesse divine, o esperienze passate di fedeltà divina; quando le tempeste arrivano, getta queste “ancore” per rimanere saldo. 
Pratica il ringraziare Dio non solo per le liberazioni passate, ma anche per quelle future che ancora non vedi, come faceva George Müller prima che il cibo arrivasse agli orfanotrofi.
Consideriamo ora:
II LA FORTIFICAZIONE
“E il vostro cuore si fortifichi”.
Questa parte del versetto esorta a trovare forza interiore, a rafforzare il proprio cuore.
“Si fortifichi” (yaʾămēṣ - hifil iussivo imperfetto attivo) indica qualcosa che la comunità a cui si rivolge Davide deve fare.
Significa mettere insieme, o raccogliere le forze, rafforzare (cfr. per esempio (2 Cronache 24,13; Giobbe 4:4), cioè, concentrare le forze per un grande sforzo (cfr. per esempio Amos 2:14); oppure essere coraggioso (cfr. per esempio Deuteronomio 3:28; 31:6).
Anche la fortificazione, come “siate saldi” non è uno stato passivo, o un dono automatico, ma una scelta attiva, un’azione deliberata e consapevole, un atto di volontà.
Di fronte alle crisi, la fortificazione spirituale richiede una decisione consapevole di volgersi a Dio invece che cedere alla disperazione.
Davide avrebbe potuto soccombere all’angoscia e alla paura, ma scelse deliberatamente di rivolgersi a Dio, e ora esorta gli altri a seguire il suo esempio.
L’esortazione di Davide è rivolta al loro cuore (lēḇ), cioè la parte interiore di una persona, la sede dei pensieri (mente – cfr. per esempio Genesi 6:5; Deuteronomio 29:3; Neemia 6:8), della volontà (cfr. per esempio Esodo 35:5; 2 Cronache 12:14; Giobbe 11:13), delle emozioni (cfr. per esempio Genesi 6:6) e della conoscenza del bene e del male (coscienza – cfr. per esempio Deuteronomio 30:14,17; 1 Re 8:37; Giobbe 27:6; Geremia 31:33; Ezechiele 36:26-27).
Proverbi 4:23 ci esorta a custodire il nostro cuore più di ogni altra cosa perché da esso provengono le sorgenti della vita.
È chiaro che la forza va cercata nel Signore (cfr. per esempio Efesini 6:10).
Come uomo di Dio, è inequivocabile che la fonte della forza di Davide era il Signore, non aveva bisogno di ricorrere a nessuna attività religiosa secondaria. 
“Fortificare il cuore” è il risultato di fortificarsi nel Signore, quindi ricordare e avere fede nel Suo carattere, opere e promesse.
Ma “fortificarsi nel Signore” si riferisce alla comunione con il Signore in preghiera e meditazione della Sacre Scritture che ci parlano del Signore.
C’è una circostanza di Davide che penso spesso quando mi sento un po' scoraggiato, oppure angosciato.
La vicenda è quando Davide ritornò con i suoi uomini da una battaglia e trovano la loro città, Siclag, saccheggiata e bruciata dai Filistei.
Le loro famiglie furono portate via e tutti erano in grande angoscia.
Gli uomini di Davide, esasperati, arrivarono al punto di voler lapidare Davide.
Davide “era molto angosciato” da tutto questo, come lo sarebbe stato qualsiasi capo di fronte a una tragedia che era in parte a causa sua.
Tuttavia, Davide, non lasciò che la situazione lo dominasse; al contrario, trovò forza nel Signore suo Dio.
1 Samuele 30:6 leggiamo: “Davide fu grandemente angosciato: la gente parlava di lapidarlo, perché tutti erano amareggiati a motivo dei loro figli e delle loro figlie; ma Davide si fortificò nel SIGNORE, nel suo Dio".
Davide trovò forza nel Signore suo Dio, cioè la sua fede nel Signore gli permise di affrontare questa crisi in modo efficace (cfr. 1 Samuele 23:16; Efesini 6:10).
Bill T. Arnold commenta così: “Questa espressione sottolinea la fede personale di Davide, e lo fa in un modo che illustra la natura sinergica della fede. Vale a dire, la fede richiede una risposta umana, sebbene sia resa possibile da Dio (cfr. Efesini 2:8). Anche se Dio rende possibile la fede con grazia, spetta a noi rispondere alla sua grazia. Qui Davide raduna la sua forza nel suo più grande momento di crisi. Il pieno significato di questa forza è nella frase ‘nel SIGNORE suo Dio’. Il mezzo con cui Davide si rafforza durante la sua crisi è Yahweh stesso. L’aggiunta ‘il suo Dio’ sottolinea la relazione personale tra Yahweh e Davide”.
Non cercare la forza nelle tue capacità o nella saggezza umana, la vera fortificazione del cuore avviene quando riconosci che il Signore non è solo Dio, ma il tuo Dio personale.
Non aspettare che la forza ti trovi, cercarla nel Signore con ogni fibra del tuo essere!
Come Davide davanti alla minaccia della lapidazione, è proprio nel momento della tua più grande angoscia che puoi scoprire la più potente fortificazione spirituale!
Come Davide, siamo chiamati non semplicemente a sopportare passivamente le difficoltà, ma a trasformarle in opportunità di approfondimento della nostra fede attraverso questo processo attivo di fortificazione spirituale.
Nel suo momento di crisi più grande, Davide guardò a Dio e a nessun altro!
Per fede cercò la comunione con Dio e trovò la Sua forza per affrontare e superare quell’angosciante situazione!
Ancora Charles Spurgeon ci ricorda: “La fede è forza. Perché? Perché collega l’anima umana alla potenza onnipotente di Dio. La fede è la mano che afferra l’Onnipotente. La fede è il canale attraverso cui la potenza divina fluisce nell’umanità. La fede è lo strumento che ci permette di prendere ciò che Dio ha da darci”.
Non cercare la forza altrove, ma per fede nel Signore!
Custodisci il tuo cuore come un tesoro, è lì il centro operativo delle nostre azioni, che risiede la tua resilienza, la tua capacità di rinascere.
Come anche da dove provengono l’energia, la buona salute morale e spirituale, quindi a una vita esuberante, gioiosa, vigorosa, pura, piena di vitalità nel Signore con tutte le benedizioni connesse.
Tutto questo è un buon motivo a fortificare il nostro cuore.
La fortificazione del cuore è un imperativo spirituale perché da esso sgorgano le sorgenti della vita custodirlo significa proteggere la fonte stessa della tua vitalità in Cristo.
La fortificazione del cuore può essere applicata attraverso pratiche spirituali regolari che creano quella profondità calma sotto le tempeste della vita. 
Potresti iniziare ogni giornata con un momento di silenzio meditativo, immaginando di scendere sotto la superficie tumultuosa della tua mente per accedere a quella calma profonda dove Dio dimora. 
Durante questo tempo, ripeti lentamente promesse Bibliche che parlano della forza e della presenza di Dio, permettendo loro di radicarsi nel profondo del tuo essere.
Un’altra applicazione potrebbe essere la creazione di un "diario di fortificazione", come dicevo anche prima, dove annoti specificamente le occasioni in cui, come Davide, ti sei trovato in grande angoscia e poi hai sperimentato la forza che viene da Dio. 
Rivedere queste esperienze regolarmente alimenta la nostra forza spirituale nei momenti di crisi; oppure se non ti piace il diario, ma devi avere una buona memoria, ricorda queste esperienze edificanti della tua vita quando hai sperimentato la forza di dio.
Quando affronti una crisi, puoi mettere in pratica l’esempio di Davide creando deliberatamente uno spazio di disconnessione dall’urgenza del momento. 
Prima di prendere decisioni importanti, ritirarsi per un tempo di preghiera alla luce delle Sacre Scritture, la Bibbia, non è un ritardo, ma un investimento strategico. 
Come Davide che "si fortificò nel Signore" per poi consultarlo su ciò che doveva fare (1 Samuele 30:7), e poi organizza l’inseguimento degli Amaleciti e recupera tutto ciò che era stato perduto (1 Samuele 30:8-20), anche tu puoi stabilire questa sequenza: fortificazione interiore prima, azione esterna poi. 
La vera fortificazione spirituale non è semplicemente un conforto emotivo temporaneo, ma una trasformazione profonda del nostro essere, del centro decisionale che influenza, o porta a nuovi comportamenti, decisioni più sagge e azioni coraggiose secondo come vuole il Signore.
Infine, in questo versetto vediamo:
III LA CONGREGAZIONE 
“O voi tutti che sperate nel SIGNORE!”
Davide si rivolge a coloro che ripongono la loro fiducia in Dio, ricordando che la speranza in Lui è fonte di forza. 
Davide in questa esortazione si riferisce alla comunità che spera nel Signore.
Prima di tutto vediamo:
A) Il carattere della speranza
“Sperare” (yāḥal), suggerisce un atteggiamento di aspettativa, o di attesa fiduciosa che qualcosa accada (cfr. per esempio Salmo 31:24; 33:18,22; 38:15; 42:5,11), in questo caso che il Signore agisca a favore di colui, o colei che spera in Lui.
Il verbo “sperate” (yaḥlîm -Piel attivo participio) indica che le persone a cui si rivolge Davide, stanno attivamente e intensamente ponendo la loro speranza nel Signore, non con un’attesa passiva, ma con un’azione deliberata e continua di fiducia, non è un evento isolato.
“Sperate” comunica un coinvolgimento personale intenso e profondo nell’azione descritta, enfatizzando la qualità attiva e persistente dell’azione.
Ciò suggerisce che la speranza nel Signore deve essere una pratica risoluta, attiva, intensa e costante nella vita del credente.
La speranza è importante per una persona, soprattutto in situazioni critiche.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, Viktor Frankl, psichiatra Ebreo, fu internato in un campo di concentramento nazista. In quelle condizioni disumane, osservò che chi sopravviveva più a lungo non erano necessariamente i più forti fisicamente, ma coloro che mantenevano un senso di scopo e speranza.
Un giorno, un compagno di prigionia gli confidò di aver sognato che sarebbero stati liberati il 30 marzo 1945. Man mano che quella data si avvicinava, l’uomo era pieno di speranza. Ma quando il giorno arrivò e passò senza che la liberazione avvenisse, egli perse ogni volontà di vivere e morì pochi giorni dopo.
Frankl concluse che la speranza è vitale, ma deve essere ancorata a qualcosa di più solido di una data su un calendario. 
Per noi cristiani, la nostra speranza è ancorata alla fedeltà di Dio, che non viene mai meno.
“Nel Signore” (la yhāwh), si riferisce a Dio come fonte di ogni bene in cui si può sperare, quindi anche per la salvezza (cfr. per esempio Salmo 33:18; 130:4,7; 147:11; Isaia 51:5; Lamentazioni 3:26) 
Come credenti, siamo persone di grandi aspettative; ma le nostre aspettative non sono nell’incertezza delle persone, o in un destino impersonale, le nostre aspettative sono in Colui, nel Signore che non muore mai, non fallisce mai e non delude mai coloro che ripongono la loro fiducia in Lui.
Il popolo di Dio è un popolo che spera, e quindi spera nell’adempimento delle promesse che Dio ha fatto loro.
Perché Davide esorta a stare saldi e a fortificare i cuori coloro dicendo specificatamente coloro che sperano nel Signore? 
Vediamo le cause:
B) Le cause dell’esortazione di Davide 
La prima causa, o motivo è perché:
(1) Davide conosceva per esperienza personale cosa significava sperare
Davide si rivolge specificamente a coloro che sperano nel Signore perché l’esortazione a stare saldi e a fortificare il cuore, nasce da una profonda comprensione con le sue implicazioni della natura di questa speranza.
Sapeva cosa significa veramente sperare nel Signore, quali sfide comporta questa speranza e quali difficoltà incontrano coloro che scelgono di riporre la loro fiducia in Dio.
In altre parole, Davide sa per esperienza personale che chi spera nel Signore affronta momenti in cui questa speranza viene messa alla prova.
Questa realtà è così profonda, che secoli dopo Davide, è stata eloquentemente descritta dal rabbino Abraham Joshua Heschel così: “La fede è una tensione, non un riposo”. 
Questa tensione è precisamente ciò che Davide comprendeva quando esortava il popolo di Dio, chi aspetta il compimento delle promesse divine vive in questa tensione e necessita di continuo incoraggiamento per non cedere alla stanchezza spirituale, o allo scoraggiamento.
Sa che aspettare l’intervento divino può essere faticoso e che il cuore può indebolirsi durante l’attesa. 
Proprio per questo motivo, visto che sperano nel Signore, esorta i credenti a stare saldi e a fortificare i cuori.
La seconda causa, o motivazione è perché:
(2) Davide aveva sperimentato direttamente il soccorso del Signore 
Questo Salmo riflette l'esperienza personale di Davide in un momento di grande difficoltà. 
Dopo aver descritto la sua angoscia e poi la sua liberazione, Davide desidera incoraggiare altri che potrebbero trovarsi in situazioni simili. 
Quella di Davide è anche una testimonianza personale. Avendo sperimentato personalmente la fedeltà di Dio, Davide ne può parlare a coloro che stanno percorrendo un cammino simile, offrendo la sua esperienza come prova che la speranza in Dio non è vana.
Davide vuole incoraggiare i credenti a continuare a sperare in Dio che non li deluderà!
La terza causa, o motivazione dell’esortazione è perché:
(3) Davide riconosce l’importanza della dimensione comunitaria della fede, dove i credenti si sostengono reciprocamente
Riconoscendo che non è solo nella sua esperienza di sofferenza e speranza, Davide parla direttamente alla sua comunità (tutti - kōl).
Nel contesto più ampio dei Salmi, c'è spesso una distinzione tra coloro che confidano in Dio e coloro che ripongono la loro fiducia altrove. 
Davide si rivolge specificamente a chi ha scelto di mettere la propria speranza in Dio.
Rivolgendosi alla comunità Davide ci fa capire un’importante verità: la speranza biblica ha una dimensione comunitaria essenziale.
Insieme, siamo testimoni della fedeltà di Dio, incoraggiandoci a vicenda.
Abbiamo dimostrato durante la pandemia del 2020, quando è importante la comunione fraterna, pur di mantenerla viva abbiamo fatto di tutto per rimanere collegati tramite facebook, skype, o zoom, o altro.
Abbiamo dimostrato nella pratica, come Davide ha insegnato con questo Salmo, che la speranza nel Dio fedele si rinforza quando è condivisa, soprattutto nelle situazioni più difficili, quando anche chi crede e spera in Dio, potrebbe sentirsi scoraggiato. 
Davide riconosce che anche i fedeli possono vacillare nella loro fiducia durante i periodi difficili.
Chi ha scelto la via della fede in Dio si trova a combattere la buona battaglia della speranza, a resistere alla tentazione della disperazione, a lottare contro il dubbio e lo scoraggiamento. 
L’esortazione di Davide non nasce da una posizione di superiorità spirituale, ma dalla solidarietà di chi conosce per esperienza personale cosa significhi aggrapparsi alla speranza quando tutto sembra perduto.
Si rinforza reciprocamente la speranza condividendo testimonianze di fedeltà divina, pregando gli uni per gli altri, sostenendosi nelle difficoltà e incoraggiandosi a vicenda, proprio come stava facendo lui. 
Allora il contesto comunitario di questa esortazione è significativo, perché Davide che la fede non è solo una questione individuale, ma una responsabilità collettiva. 
Nella comunità di fede, ognuno ha il dovere di incoraggiare gli altri, di essere testimone della fedeltà di Dio, di offrire sostegno a chi vacilla (cfr. per esempio Galati 6:2; 1 Tessalonicesi 4:18; 5:11; Ebrei 10:24).
Quindi possiamo dire che dobbiamo essere comunità, perché in Cristo questo siamo.  
Come ha scritto Dietrich Bonhoeffer: “La comunità cristiana non è un ideale che dobbiamo realizzare, ma una realtà creata da Dio in Cristo nella quale siamo chiamati a partecipare”.
CONCLUSIONE
Carissimi, siate saldi e il vostro cuore si fortifichi, in altre parole stiate fermi nella fede in modo risoluto continuando a sperare nel Signore anche se state attraversando, o quando attraverserete delle brutte situazioni.
Non cerchiamo di dipendere da una forza che viene dall’orgoglio, o dall’autosufficienza, o dalle persone, non con consolazioni effimere, o distrazioni momentanee, ma con quella forza e pace che nasce dalla consapevolezza della nostra debolezza e della potenza di Dio che si manifesta proprio in essa, o dalla certezza che, qualunque cosa accada, siamo nelle mani di un Padre amorevole.
Come diceva ancora Spurgeon: “Dio è troppo buono per essere crudele e troppo saggio per sbagliare. Quando non riusciamo a rintracciare la sua mano, dobbiamo fidarci del suo cuore”.
Allora viviamo con la speranza nel Signore, coltiviamola conoscendolo sempre di più e nella comunione intima con Lui in preghiera e nella meditazione della Sua Parola, la Bibbia.
E portiamo questa speranza agli altri come ha fatto Davide con questo salmo.
“Siate saldi, e il vostro cuore si fortifichi, o voi tutti che sperate nel SIGNORE!” 
Amen!



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